La zona è destinata all’edificazione pubblica scolastica e alle relative attrezzature di servizio.
Le aree con tale destinazione, e non indispensabili per l’inserimento delle strutture scolastiche, possono essere utilizzate per impianti ricreativi all’aperto e per servizi sociali.
Le costruzioni dovranno conformarsi alle norme tecniche vigenti in materia di edilizia scolastica.
Sugli edifici esistenti sono consentiti interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, nonché incrementi volumetrici.
I parametri edilizi sono i seguenti:
indice fondiario mc/mq. 1.00
altezza massima ml. 10.00
distanza dai confini c.c.
distanza dai fabbricati esterni alla zona c.c.
distanza dalle strade ml. 6.00
L’area interessata può essere sistemata in quota costante per renderla accessibile ed idonea alla propria destinazione d’uso, operando scavi e reinterri i cui sostegni possono essere costruiti sui limiti del comparto.
L’apertura o l’ampliamento di strade private al servizio delle costruzioni e di strade agricole è consentito su tutto il territorio comunale.
1) Con l’esclusione delle zone di presidio ambientale E.1, E.2, degli ambiti di produzione agricola e dei territori non insediabili, è consentita una larghezza massima di ml. 6.00, con separazione della viabilità veicolare da quella pedonale.
2) Nelle zone di presidio ambientale E.1, E.2 e negli ambiti di produzione agricola la larghezza massima consentita è di ml. 3.00; nei territori non insediabili, con l’esclusione delle zone definite dal P.T.C.P. ANI-CE, la larghezza massima consentita è di ml. 2.50.
3) Le strade di cui al punto 2 dovranno essere a fondo naturale o, in alternativa, con materiali compatibili di tipo lapideo, porfido, o autobloccante, con l’esclusione di materiali che a discrezione della Commissione Edilizia risultassero avulsi dal contesto ambientale.
4) Nelle zone di particolare pregio i muri dovranno essere rivestiti in pietra, con esame di ogni singolo caso da parte della C.E..
5) I progetti dovranno contenere schemi esaurienti sulla regimentazione e sull’allontanamento delle acque meteoriche e agli imbocchi dovrà essere sempre prevista una griglia delle dimensioni pari alla larghezza dell’accesso.
6) Sono considerati allacciamenti i nuovi tracciati che tra il punto di partenza e il punto di arrivo non superino i ml. 200 in linea d’aria.
Per punto di partenza si intende sia una strada pubblica sia una strada privata, nell’ultimo caso realizzata da almeno due anni.
7) È fatto obbligo ai proprietari di strade private di provvedere alla loro manutenzione.
Non sono soggetti alle disposizioni sulle distanze e alle norme di convenzionamento gli accessi ai singoli fabbricati e i viali al servizio di più proprietà, purché si dipartano da strade pubbliche o da strade private aventi le caratteristiche delle prime.
Nella cartografia del P.U.C. vengono indicati i principali tracciati di previsione.
Tali tracciati sono indicativi; quelli definitivi saranno individuati nel progetto di opera pubblica.
Si dovrà tenere conto delle seguenti prescrizioni:
larghezza massima delle strade comunali ml. 6.00
a) Pendenza massima 15%
b) Raggio minimo di curvatura di ml. 10.00 con pendenze fino al 10%
c) Raggio minimo di curvatura di ml. 15 con pendenze oltre il 10%
Fanno eccezione i sottoelencati tracciati:
case cogozzo - malga di zanoni ml. 2.50
escluse le cunette
giacopiane - malga di perlezzi ml. 2.50
escluse le cunette.
Detta strada avrà funzione di collegamento solo per mezzi autorizzati.
In tutte le zone del P.U.C. per ogni fabbricato nuovo, deve essere previsto uno spazio coperto o scoperto destinato al ricovero degli automezzi.
La superficie da prevedersi è la seguente:
1) Zone agricole: 1 mq. ogni 10 mc. di costruito.
2) Zone residenziali: 1 mq. ogni 10 mc. di costruito.
3) Zone industriali o artigianali: 2,5 mq. per ogni 10 mq. di superficie coperta, escluse le tettoie.
4) Zone alberghiere e turistiche di nuova previsione: 2,5 mq. per ogni 10 mq. coperti.
5) Zone commerciali: 1 mq. ogni 10 mc. di costruito e comunque varrà la normativa applicabile nella specifica materia.
Per edifici a destinazione diversa dovrà essere prevista una idonea superficie destinata a parcheggio valutata caso per caso dal Comune, sentita la Commissione Edilizia, in ogni caso non inferiore a quanto stabilito dall’art.2 della L.N.n.122/89.
Sono quelle aree che, per particolari caratteristiche, hanno un elevato valore ambientale e paesistico e sono pertanto da tutelarsi.
Gli elementi paesistici di particolare pregio sono evidenziati nell’allegata Tav.13 e costituiscono le linee dei principali crinali dei rilievi montuosi e le culminazioni.
Per tali zone si dovrà salvaguardare una fascia di rispetto di ml. 50 a cavallo della linea di crinale ed una circonferenza di raggio pari a ml. 100 intorno alle culminazioni.
ZONA T1
È la zona posta intorno all’abbazia di Borzone; la fascia circostante, come indicata nella cartografia, è totalmente inedificabile.
ZONA T2
È la zona posta intorno al vecchio edificio della posta.
Sull’edificio sono consentiti gli interventi di cui all’ART.9.3; la zona indicata in cartografia è totalmente inedificabile.
ZONA T3
È la zona posta intorno alla chiesuola di Tigliolo; la fascia circostante, come indicata nella cartografia, è totalmente inedificabile.
Per i fabbricati esistenti si applicano le norme di cui all’art.8.4. Nei casi in cui le zone di crinale interferiscono con le zone ACNI prevale la norma dell’ambito di conservazione e riqualificazione di tipo non insediato.
Sono quelle zone in cui vengono confermate le previgenti previsioni di piano; in particolare si tratta di una zona all’ingresso dell’abitato del capoluogo, ove sono già in corso di costruzione alcuni fabbricati.
Le norme applicabili sono le seguenti:
superficie zona c.o. mq. 4.657
indice fondiario mc/mq. 0.80
altezza massima ml. 7.50
superficie minima di intervento mq. 750
distanza dai confini ml 4.00
distanza dai fabbricati ml. 8.00
Le zone circostanti devono essere destinate a verde privato e devono essere lasciate libere.
I parcheggi dovranno essere computati nella misura di 2.5 mq. per ogni 20 mc. costruiti.
Gli edifici esistenti sono regolamentati dalle disposizioni di cui all’art.9.5.
Gli interventi si attuano per singola concessione.
Sono fatte salve le previsioni del P.R.G. approvato con D.P.R.G. n. 480 del 17/04/84 e riferite ai seguenti ambiti di intervento per i quali si è riscontrata l’ammissibilità e la coerenza con il P.U.C..
Denominazione del P.R.G. 1984 S.U.A. CHIESUOLA
Denominazione nel P.U.C. ACNI 34
ELEMENTI DIMENSIONALI
|
SUPERFICIE TERRITORIALE |
MQ. 14.134 |
|
INDICE TERRITORIALE |
MC/MQ 0.40 |
|
ALTEZZA FABBRICATI |
MAX ML. 8.50 |
|
DISTANZA DAI CONFINI |
MIN. ML. 5.00 |
|
DISTANZA DAI FABBRICATI |
MIN. ML. 10.00 |
|
DISTANZA DALLE STRADE |
MIN. ML. 7.50 |
|
UNITA’ MINIMA DI INTERVENTO |
INTERO LOTTO (gli interventi devono essere oggetto di un progetto unitario, da attuarsi con un’unica concessione edilizia convenzionata) |
ELEMENTI PROGETTUALI
-) La tipologia dei fabbricati deve essere indirizzata verso una soluzione che eviti la formazione di fronti edificate troppo consistenti, un’eccessiva concentrazione volumetrica e individualizzazione delle coperture, applicando i modelli aggregativi ME18 e MA3 e gli schemi tipologici ME1, ME5, ME9 della disciplina paesistica di livello puntuale.
-) In considerazione delle condizioni planoaltimetriche del sito, i fabbricati devono essere impostati nelle zone più pianeggianti, in modo tale da evitare il ricorso a consistenti modificazioni del suolo; per la localizzazione degli gli spazi da destinarsi a parcheggio deve essere garantito l’inserimento nell’ambito naturale, con la valutazione della possibilità di organizzare piccole aree separate che si integrino nel verde senza la formazione degli ampi spazi, al fine di limitare movimentazioni del terreno ed elevazioni di consistenti murature di contenimento.
-) La collocazione planimetrica delle aree da destinarsi a parcheggio e lo sviluppo della strada interna, essendo elementi poco qualificanti dal punto di vista paesistico, devono essere di preferenza posti in posizione marginale rispetto agli elementi di pregio storico presenti nel sito(antica “Chiesuola”) ed alla relativa zona a verde di rispetto, onde consentire la loro corretta integrazione con le trame pedonali esistenti, all’interno di un unico disegno organico.
In generale, dovrà essere data priorità alla previsione di opere improntate alla valorizzazione del sito, con localizzazione di idonei punti di accesso, viali di attraversamento, barriere vegetali, zone ricreative di sosta, nonché dei materiali da scegliersi tra quelli tradizionali e delle essenze vegetali da impiegarsi, in modo tale da garantire la funzionalità e la fruizione pubblica delle aree.
-) La flessibilità esecutiva per la traslazione dei fabbricati sul terreno deve essere contenuta entro il valore massimo del 10%.
SUA.3
BORZONASCA
Denominazione del P.R.G. 1984 S.U.A.
BORZONASCA – BRIZZOLARA
Denominazione nel P.U.C. S.U.A.3
DISCIPLINA DI INTERVENTO
ELEMENTI DIMENSIONALI
|
SUPERFICIE TERRITORIALE |
MQ. 15.747 |
|
VOLUMETRIA MASSIMA EDIFICABILE |
MAX MC. 5.000 (da distribuirsi in non più di 6 corpi di fabbrica con tipologia a blocco) |
|
DIMENSIONE DI OGNI SINGOLO BLOCCO |
MAX 15 ML. DI LUNGHEZZA E 10 ML DI PROFONDITA’ |
|
N°. PIANI |
MAX .3 |
|
DISTANZA DA CONFINI E.FABBRICATI |
ML. 5.00 e ML. 10.00 |
|
DISTANZA DALLE STRADE |
MIN. ML. 15.00 |
ELEMENTI PROGETTUALI
-) La copertura dei blocchi sia realizzata con falda a padiglione, con manto impermeabile in cotto.
-) Non siano realizzati sfalsamenti verticali e planimetrici, porticati e terrazze, potendosi ammettere eventuali balconi, armonicamente inseriti nei prospetti, e logge, purché i vuoti non predominino sui pieni e le bucature siano dimensionalmente consone alla tipologia edilizia.
-) Siano minimizzate le superfici impermeabili attorno alle costruzioni e negli spazi di accesso pubblico, realizzando le pavimentazioni dei parcheggi con elementi autobloccanti forati ed evitando la pavimentazione continua dei percorsi pedonali.
-) Sia predisposto e realizzato dai soggetti attuatori dell’intervento edilizio, un apposito progetto di consolidamento dell’assetto boscato ove venga previsto il ripristino dei muri di fascia degradati e la riqualificazione della vegetazione e dei sentieri pedonali, in considerazione del regime BAM-CO del vigente P.T.C.P., sub assetto vegetazionale.
-) La flessibilità in fase esecutiva per la traslazione dei fabbricati sul terreno deve essere contenuta entro il valore massimo di 1.5 m.
EX SUA
S.U.A. di Rovereto in fase di realizzazione annoverato negli ambiti di conservazione e riqualificazione NUCLEI DI TIPO “C”, come zona satura, la disciplina da applicare è quella del voto del C.U.P. n.352 del 05/07/1995.
|
NUCLEO DI TIPO “C” ROVERETO In fase di realizzazione: l’area è
stralciata dalle zone soggette a P.U.O. ed è inserita come area satura in
ambito di conservazione di tipo C, quindi assoggettata alla disciplina dello S.U.A.
di cui al voto del C.U.P. n.352 del 05/07/1995, di cui agli atti del Comune. |
Denominazione del P.R.G. 1984 S.U.A.
(turistico ) GIAIETTE ACERO
Denominazione nel P.U.C. S.U.A. GIAIETTE
DISCIPLINA DI INTERVENTO
ELEMENTI DIMENSIONALI
La zona posta sul lato Est di Via Angelo Grilli è caratterizzata da insediamenti anomali sia sotto l’aspetto urbanistico che formale.
A mezzo di concessione edilizia convenzionata potrà essere realizzato un fabbricato la cui forma dovrà tendere alla ricomposizione dei fronti della predetta via. È consentita la demolizione dei fabbricati esistenti e la loro successiva ricostruzione secondo i seguenti parametri:
|
superficie territoriale |
mq. 660 |
|
numero max di piani |
N. 2 +
P.T. |
|
volume max ammissibile |
mc. 2.000 |
|
piani interrati |
autorimesse |
|
superficie minima di intervento |
intero lotto |
|
altezza massima alla gronda |
ml 9.00 (in ogni caso non
dovranno essere superate le altezze di gronda dei fabbricati demoliti) |
|
distanza minima dai confini di proprietà |
ml 5.00 |
|
tetto volumetrico RU2 |
mc. 2.000 |
|
distanza minima tra le pareti finestrate |
ml. 10.00 |
|
destinazione d’uso |
Altri
piani: residenziale 60% Turistico
40% |
|
distanza minima dalle strade |
fino
all’allineamento con i fabbricati esistenti di via A. Grilli |
|
|
|
|
Disposizioni tipologiche |
Copertura regolare a due falde o quattro
falde |
lo schema tipologico da adottarsi è quello
delle schede del piano di recupero |
In caso di cessione ad una Pubblica Amministrazione di fabbricati da destinare a servizi pubblici o da demolire per la realizzazione di opere pubbliche, al proprietario, se non si opporrà agli atti emanati dalla stessa, verrà data facoltà di realizzare un intervento comportante un incremento della volumetria esistente fino al 30%. Tale facoltà è applicabile nelle Zone T.P.A., negli Ambiti E.1 e E.2 e nelle Zone ACNI, in deroga ai limiti delle stesse.
In caso di cessione ad una P.A. di un’area di almeno mq. 4.000 per destinarla a servizi pubblici, è consentito al proprietario di realizzare una volumetria di mc. 400 nelle Zone di cui al punto precedente; in caso di superficie minore è facoltà del Comune attribuire, per manifesta ragione di interesse pubblico, una volumetria fino a mc. 400, da utilizzarsi nelle Zone precedentemente indicate.
Nelle ipotesi di cui ai punti precedenti verrà sottoscritta convenzione da registrarsi e da trascriversi presso i registri immobiliari, a cura e spese del soggetto interessato.
Sono fatti salvi i progetti di opere pubbliche,
ancorché contrastanti con le disposizioni delle presenti norme, gli S.U.A.
oltre a quelli di cui all’ART.28 approvati o adottati ai sensi della L.R.
24/1987, il Programma Organico d’Intervento e il Piano di Recupero del
Capoluogo approvati con D.G.R.n.3232 del 26/07/1993, ed il Programma Organico
d’intervento di Perlezzi adottato con delibera di C.C. n.114 del 30/04/1997 i
cui contenuti sono stati ripresi dalla disciplina del P.U.C..
Dalla data di adozione del P.U.C., occorre applicare le misure di salvaguardia di cui alla Legge 3/11/1952 N.1902 e successive modifiche ed integrazioni.
Sono fatte salve le concessioni ed autorizzazioni edilizie già rilasciate fino al momento di adozione del P.U.C., anche se si pongono con esso in contrasto, fatta salva la possibilità da parte del Sindaco di sospendere i lavori già iniziati, che siano tali da compromettere o rendere più onerosa l’attuazione del P.U.C., in attuazione e con le modalità di cui alla Legge 1902/52.
Tali aree sono derivate dalla Tavola di Zonizzazione Geologica. Le aree C2A sono inedificabili, salva la possibilità di realizzare infrastrutture pubbliche. Le Zone B3, per gli usi indicati dal P.U.C., devono obbligatoriamente, nelle progettazioni, fare riferimento alla normativa geologica e sono inedificabili, salva l’attuazione della stessa.
Nelle «aree a rischio molto elevato» (R4) sono possibili la perdita di vite umane e lesioni gravi alle persone, danni gravi agli edifici, alle infrastrutture ed al patrimonio ambientale, la distruzione di attività socio-economiche.
Le misure di salvaguardia relative alle «aree a rischio molto elevato» si applicano ai bacini di competenza dell’Autorità di bacino di rilievo regionale ai sensi del D.L. 180/98 convertito con modificazioni nella legge 267/98 e successive modificazioni ed integrazioni.
Le scelte relative alle situazioni contenute nella struttura del PUC dovranno essere compatibili e coerenti con i gradi di rischio accertati ed individuati nella mappatura delle aree a rischio di frana in modo tale che vengano esclusi nelle zone a rischio R4 gli interventi non ammessi dalla presente misura di salvaguardia, fatta salva la proposta di una diversa perimetrazione di tale zona.
Misure di salvaguardia relative alle aree a rischio molto elevato:
1. Nelle aree a rischio molto elevato, fatte salve le iniziative tese a tutelare la pubblica e privata incolumità, sono consentiti i seguenti interventi:
a) di demolizione senza ricostruzione;
b) di manutenzione ordinaria;
c) di manutenzione straordinaria e risanamento conservativo strettamente necessari a ridurre la vulnerabilità degli edifici esistenti ed a migliorare la tutela della pubblica incolumità, senza aumenti di superficie o di volume, senza cambiamenti di destinazione d'uso che comportino un aumento del carico urbanistico;
d) di bonifica e sistemazione dei movimenti franosi per la messa in sicurezza degli edifici e delle strutture esistenti;
e) nuova costruzione di annessi agricoli purché consentiti dal regolamento Comunale vigente sempre che si tratti di strutture amovibili;
f) interventi di bonifica anche parziale traguardanti il consolidamento e la messa in sicurezza dell'area. Il progetto di sistemazione corredato dal programma di intervento è approvato dal soggetto esecutore previa acquisizione del parere vincolante da parte del Comitato tecnico provinciale in ordine alla compatibilità dello stesso con la pianificazione di Bacino e con gli strumenti urbanistici vigenti. Detto programma dovrà comunque prevedere un congruo periodo di monitoraggio da definirsi in funzione delle caratteristiche del dissesto. A seguito dell'esecuzione degli interventi previsti dal progetto di sistemazione e dei risultati del programma di monitoraggio, l'Autorità di Bacino regionale potrà procedere alla riperimetrazione dell'area soggetta ad intervento di bonifica o alla eventuale dichiarazione di riduzione del rischio che può consentire la realizzazione di nuove opere edilizie sempreché le stesse siano espressamente previste dal Piano regolatore vigente e/o adottato ed operante in via di salvaguardia.
2. Oltre a quanto individuato nei successivi punti 3. e 4., al fine di mitigare i possibili rischi per l'incolumità pubblica e danni funzionali alle infrastrutture e all'ambiente, nelle aree a rischio molto elevato:
a) dovranno essere organizzati, da parte dei Comuni nel cui territorio tali aree si trovano, piani di emergenza e di soccorso ai sensi della L.R. 45/96 al fine di limitare il più possibile i danni prodotti dalla frana;
b) dovranno essere costantemente monitorate da parte del soggetto proprietario le condotte per la movimentazione di fluidi inquinanti a pericolosi quali oleodotti, metanodotti etc che, in caso di rottura, possono creare danni all'ambiente circostante; è vietata la realizzazione di nuove condotte.
3. Nelle aree interessate da dissesti e riportate nell’inventario del corpi franosi e in funzione della tipologia degli stessi, dovranno essere osservate, da parte del soggetto proprietario e degli Enti pubblici sul cui territorio tali aree insistono, le seguenti normative:
a) deve essere evitata la dispersione delle acque sulla superficie del terreno e/o la loro infiltrazione nello stesso in particolare con pozzi a perdere a scarichi puntuali;
b) devono essere accuratamente mantenute le reti di drenaggio e comunque di allontanamento delle acque ruscellanti in particolare lungo la rete stradale;
c) quando esistono reti di raccolta idrica, tutte le acque vi devono essere raccordate; in loro assenza esse devono essere raccolte in serbatoi stagni o trasferite, se necessario dopo depurazione, fuori dalla zona di influenza del dissesto;
d) deve essere evitato il disboscamento se non finalizzato ad una razionate coltura del bosco e alla riqualificazione idrogeologica dei versanti;
e) le superfici denudate o con vegetazione diradata devono essere sottoposte a rivegetazione con essenze opportune;
f) in particolare le aree interessate da frane di crollo quali strade, spiagge, aree di particolare interesse ambientate etc., devono essere soggette a periodico disgaggio delle paretiche potenzialmente possono provocare problemi per l’incolumità delle persone;
4. qualora i corpi di frana siano attraversati da condotte per la movimentazione di fluidi che, in caso di rottura, possono creare danni all’ambiente circostante, le stesse devono essere oggetto di periodiche verifiche della loro funzionalità.
Nelle «aree a rischio elevato» (R3) sono possibili problemi per l’incolumità delle persone, danni funzionali agli edifici ed alle infrastrutture con conseguente inagibilità degli stessi, l’interruzione di funzionalità delle attività socio-economiche e danni rilevanti al patrimonio ambientale.
Le misure di salvaguardia relative alle «aree a rischio elevato», si applicano su tutto il territorio regionale ai sensi della L.R. 45/96.
Le scelte relative alle situazioni contenute nella struttura del PUC dovranno essere compatibili e coerenti con i gradi di rischio accertati ed individuati nella mappatura delle aree a rischio di frana in modo tale che:
1. nella zona a rischio R3 venga attentamente valutata la possibilità di consentire interventi eccedenti quelli consentiti al successivo punto 2., tenuto conto che la realizzazione degli stessi è condizionata dagli interventi di bonifica a tal fine necessari, nei termini e nei modi indicati dal sopra citato punto 2.. Tale valutazione dovrà quindi costituire una degli elementi della sostenibilità ambientale del piano, con conseguente onere di dimostrazione della necessità o opportunità di utilizzare tali aree per interventi di nuova edificazione o di trasformazione,
Misure di salvaguardia relative alle aree a rischio elevato: oltre agli interventi ammessi per le aree a rischi molto elevato, per le aree a rischio elevato sono consentiti:
2. gli interventi di ampliamento degli edifici esistenti unicamente per motivate necessità di adeguamento igienico-sanitario e funzionale e comunque con ampliamento non superiore al 10% della volumetria esistente. L’ampliamento proposto dovrà essere adeguatamente supportato da una verifica relativa alla sua compatibilità con le caratteristiche geomorfologiche dell’area sulla quale insiste;
3. gli interventi di ampliamento eccedenti il 10% del volume preesistente nonché quelli di nuova edificazione, in quanto ammessi dallo strumento urbanistico vigente, possono essere realizzati solo se corredati da un progetto di bonifica volto alla messa in sicurezza dell’area. A tal fine dovrà essere predisposto un progetto di sistemazione dell'area interessata e un programma degli interventi necessari. Per l'approvazione di progetti ricadenti in tali aree e il rilascio dei conseguenti titoli edilizi dovrà farsi ricorso all’istituto della Conferenza dei Servizi che, ove ne ricorrano le condizioni di legge, assume la natura ed i poteri della Conferenza di cui all’ART.14 della L. 241/1990 con la partecipazione di un membro dell’organo dell’Autorità di Bacino organo provinciale competente - onde accertare in un unico contesto, la fattibilità degli interventi proposti.
Oltre a quanto individuato nel successivo punto 4., al fine di mitigare i possibili rischi per l’incolumità pubblica e danni funzionali alle infrastrutture e all’ambiente, nelle aree a rischio elevato:
a) non sono permessi i lavori di escavazione e scalzamento, i quali non siano giustificati da indagini geologiche e geotecniche atte a dimostrare l’efficacia degli stessi per un’effettiva riduzione della pericolosità;
b) non è permesso l’accumulo di materiali di ogni natura che non sia giustificato da indagini geologiche e geotecniche atte a dimostrarne l’efficacia per un’effettiva riduzione della pericolosità;
c) non è permessa la demolizione di opere che svolgano una funzione di sostegno a meno che queste non siano sostituite con altre opere con lo stesso fine, la cui stabilità deve essere assicurata in ogni fase dell’intervento.
4. Nelle aree interessate da dissesti e riportate nell’inventario del corpi franosi e in funzione della tipologia degli stessi, dovranno essere osservate, da parte del soggetto proprietario e degli Enti pubblici sul cui territorio tali aree insistono, le seguenti normative:
a) deve essere evitata la dispersione delle acque sulla superficie del terreno e/o la loro infiltrazione nello stesso in particolare con pozzi a perdere a scarichi puntuali;
b) devono essere accuratamente mantenute le reti di drenaggio e comunque di allontanamento delle acque ruscellanti in particolare lungo la rete stradale;
c) quando esistono reti di raccolta idrica, tutte le acque vi devono essere raccordate; in loro assenza esse devono essere raccolte in serbatoi stagni o trasferite, se necessario dopo depurazione, fuori dalla zona di influenza del dissesto;
d) deve essere evitato il disboscamento se non finalizzato ad una razionate coltura del bosco e alla riqualificazione idrogeologica dei versanti;
e) le superfici denudate o con vegetazione diradata devono essere sottoposte a rivegetazione con essenze opportune;
f) in particolare le aree interessate da frane di crollo quali strade, spiagge, aree di particolare interesse ambientate etc., devono essere soggette a periodico disgaggio delle paretiche potenzialmente possono provocare problemi per l’incolumità delle persone.
Inoltre nelle stesse aree, i soggetti proprietari e gli Enti pubblici sul cui territorio tali aree insistono attuano interventi di manutenzione e di riduzione del rischio riferiti a:
5. captazione ed evacuazione dal coma di frana per mezzo di dispositivi stagni fino ad un punto di uscita stabile e non erodibile ai fine di favorire un abbassamento della laida idrica nel terreno delle sorgenti e delle emergenze di falda;
6. con particolare riferimento alla viabilità si dovrà provvedere a:
- messa a punto di sistemi di monitoraggio e di allarme che consentano un adeguato preannuncio
- installazione di idonee misure di protezione in modo da determinare una riduzione della probabilità che l’elemento a rischio venga interessato dalla frana;
7. qualora i corpi di frana siano attraversati da condotte per la movimentazione di fluidi che, in caso di rottura, possono creare danni all’ambiente circostante, le stesse devono essere oggetto di periodiche verifiche della loro funzionalità.
All’interno delle «aree di attenzione», aree comunque delicate, possano comparire situazioni ad oggi non rilevate in dettaglio e pertanto soggette ad un possibile riposizionamento all’interno della gradazione definita nelle presenti norme.
Le misure di salvaguardia relative alle «aree di attenzione», si applicano su tutto il territorio regionale ai sensi della L.R. 45/96
Misure di salvaguardia relative alle «aree di attenzione».
I dissesti che non comportano rischi valutabili nelle precedenti categorie, sono contenuti nell’«inventario dei corpi di frana» e risultano parte integrante della cartografia allegata.
In tali aree, laddove le stesse non siano oggetto di specifiche norme geologiche costituenti parte integrante dello SUG approvato in quanto corredato dalle indagini geotogiche redatte ai sensi dell’art.31 L.R. 24/1987 nelle quali le aree medesime venivano segnalate e cartografate come aree di possibile rischio, dovranno osservarsi le seguenti prescrizioni prima della attuazione di previsioni urbanistiche di nuova edificazione:
1. esecuzione di un rilevamento delle caratteristiche geologiche, geomorfologiche ed idrogeologiche dell'intera area interessata dal dissesto;
2. esecuzione di indagini dirette ed indirette commisurate all'importanza della destinazione d’uso ed alle dimensioni dell'intervento previsto al fine di definire l’andamento del substrato ed il suo assetto giaciturale e di conservazione, la natura e lo spessore delle coperture delle coltri detritiche;
3. individuazione delta schema del deflussi superficiali e dell’andamento di massima della falda idrica;
4. parametrizzazione generale dei terreni di fondazione e loro profondità;
5. valutazione e verifica delle condizioni di stabilità dei versanti prima e dopo gli interventi previsti;
6. definizione delle modalità di intervento e di esecuzione di scavi e sbancamenti e dello schema di controllo, disciplina e sistemazione delle acque superficiali.
Il presente articolo individua per il P.U.C. i seguenti gradi di FLESSIBILITA’
-) Adeguamento del P.U.C. nel suo periodo di validità qualora sopravvenissero regolamenti diversi Leggi Statali o Regionali che ne imponessero l’adeguamento o la revisione durante il periodo di validità
-) Aggiornamenti periodici del P.U.C. ai sensi e con le procedure di cui all’art.43 della L.U.R.36/97
-) Varianti al P.U.C. che prevedano il ricorso alle procedure di cui all’art.44 della L.U.R.36/97
-) Flessibilità interna al piano, con le modalità di cui ai punti successivi;
Le presenti disposizioni sono compendio del progetto finale di P.U.C.
Il ricorso al presente articolo potrà essere invocato in casi particolari, quando a seguito di approfondimento progettuale, per cause non previste dalla disciplina urbanistica, si dovessero verificare situazioni di inattuabilità delle previsioni indicate dal P.U.C.;
Il ricorso a tale procedimento non costituirà variante al progetto definitivo di P.U.C. ed alla descrizione fondativa.
Al paragrafo successivo, vengono individuati i parametri che possono essere derogati su espressa richiesta:
a) Sono derogabili i punti di applicazione degli interventi, qualora in fase di progettazione esecutiva si rilevasse l’inattuabilità di tali indicazioni;
b) L’altezza massima degli edifici esistenti nei casi in cui, esigenze di ricomposizione del fabbricato necessitassero di maggiori altezze, che consentano una migliore resa stereometrica del fabbricato, nelle costruzioni esistenti il limite di ml. 1 può variare entro ulteriori ml. 3.00 per motivate esigenze di ricomposizione di fronti coperture o volumi avulsi dal contesto.
c) Nella realizzazione di nuovi fabbricati il limite di altezza può essere elevato di un ml. su edifici fino a due piani, tale limite non può essere utilizzato se non per motivate esigenze compositive e di adeguamento al contesto, è escluso il caso di utilizzo per realizzare sottotetti anche non residenziali e non costituenti volumi ai fini urbanistici, e da un ml ad un piano nei casi di composizioni di più edifici con limite di altezza fino a tre piani.
d) Le superfici minime di intervento entro margini del 30%.
e) La distanza minima tra i fabbricati entro il limite del 30%: nei casi in cui, in sede di formazione del P.U.C. non fossero state prese in considerazione limitazioni, dovute a vincoli presenti e futuri che limitassero o impedissero l’obiettivo pianificatorio; restano fermi e inderogabili i limiti di cui al D.M. 1444/68.
1) La distanza minima delle costruzioni dai cigli stradali, fermo restando i minimi di legge in ogni caso inderogabili.
2) Possibilità di demolire e ricostruire fabbricati per motivate esigenze e per motivi di interesse pubblico, per cause igieniche, relative alla vicinanza delle costruzioni a impianti tecnologici e/o insalubri.
3) Il ricorso al progetto unitario, qualora, decorsi anni due dalla definitiva approvazione del P.U.C., i proprietari delle aree non abbiano assunto la relativa iniziativa:
4) la deroga potrà essere richiesta da uno o più proprietari;
5) in sede di approvazione della variante, il Comune deve procedere alle modalità di frazionamento della strumentazione urbanistica originaria, in funzione della necessaria ricomposizione urbanistica della zona.
6) Per gli edifici ed impianti pubblici e per quei casi eccezionali che coinvolgono interventi nei quali è prevalente l’interesse pubblico si possono concedere deroghe alle norme di attuazione del P.U.C. anche oltre i limiti di cui ai punti precedenti, con i procedimenti di cui all’ART.43 della L.U. n. 36/97.
f) Sono derogabili i limiti previsti dalle norme negli ambiti in cui non è consentito l’incremento laterale, ma solo quello verticale, qualora tale ampliamento produca effetti negativi sulla stereometria del fabbricato in tal caso si potrà assentire l’incremento laterale, solo nei casi in cui, il risultato stereometrico sia migliorativo.
g) Possibilità di mutamento della destinazione d’uso nei TNI di fabbricati agricoli esistenti alla data di adozione del P.U.C. sul territorio comunale ricorrendo all’art.10 del progetto definivo di P.U.C.. il ricorso al presente comma dovrà essere subordinato alla stipulata di apposita convenzione con il comune che vincoli l’immobile trasformato a destinazione turistica ricettiva per un periodo non inferiore ad anni 15.
Negli immobili esistenti le destinazioni d’uso sono quelle previste all’interno delle norme per singola zona.
Si ritengono ammissibili ai piani terra degli edifici oltre la funzione residenziale le seguenti destinazioni d’uso.
COMMERCIALE nei limiti della disciplina del commercio, e della dotazione minima prevista di spazi di sosta, BANCHE, locali di RISTORO, locali di SVAGO per i quali dovranno prevedersi spazi di sosta pari a quelli previsti dalla Legge 122/89, PALESTRE private, UFFICI pubblici e/o privati sono ammessi a tutti i piani, destinazioni ARTIGIANALI che se poste al di fuori delle pertinenti zone ad esse destinate dovranno essere compatibili con la residenza, le Autorimesse.
Qualsiasi modifica della destinazione d’uso ancorché senza opere deve essere sempre autorizzata.
L’intero territorio comunale e’ stato ricondotto a 10 unita’ urbanistiche di base con l’esclusione delle case sparse.(Tabella A)
Le singole unita’ urbanistiche cosi’ individuate sono state ricondotte all’interno degli Organismi Territoriali Elementari ( OTE) individuati a seguito delle indagini di Livello Puntuale (Tabella B)
Ciascuna Unita’ Urbanistica e’ stata analizzata in ragione del numero degli abitanti insediati , delle famiglie residenti e delle abitazioni occupate presenti su ciascun territorio sotteso dall’unita’ di riferimento.
I dati sono riportati nella Tabella C)
Attraverso un censimento locale si sono individuate le aree ed i servizi collettivi con le dotazioni esistenti e di previsione insistenti su aree acquisite o da acquisire alla pubblica utilità .
I dati sono stati riportati nelle allegate (Tabella D)
Alla fine delle analisi ,riferite alle singole unità urbanistiche , si e’ redatta una tabella di “ VERIFICA DEL CARICO URBANISTICO CON DOTAZIONE DI SERVIZI “ (Tabella G ) in ragione del numero delle presenze massime stimate sulla base dell’ipotesi di dimensionamento adottato che prevede un numero massimo di presenze pari a 7000 unita’.
Tale stima deriva dall’applicazione delle proiezioni urbanistiche effettuate con una metodologia di calcolo che prevede a livello di studio tre ipotesi basate rispettivamente la prima su una stima di carico derivante da l’ipotesi teorica di un abitante per vano, la seconda basata sull’ipotesi di 0,47 presenze per vano ( indicatore di affollamento accertato da CP 91) e la terza basata sull’ipotesi di n.2,18 persone per alloggio ( indicatore di affollamento su abitazioni occupate accertato da CP 91) .
Le tre ipotesi di studio confermano come dati indicatori il range di oscillazione all’interno del quale verosimilmente deve essere ubicata l’ipotesi di dimensionamento finale ( Tabella H ).
Per il dimensionamento finale sono stati sommati il numero dei residenti attuali con la presenza massima di unita’ derivanti dal carico variabile delle presenze stagionali legate alle seconde case esistenti e a progetto con l’aggiunta del carico turistico stagionale degli alberghi/ pensioni campeggi ecc..
Sommando quindi ai residenti attuali pari a 2.145 unità , i dati teorici del P.U.C. che prevedono un carico insediativo totale pari a 2.859 unità avremo un totale complessivo di 5.863 presenze (Tabella D)
Al dato vengono aggiunte le presenze teoriche delle strutture ricettive con circa 1.134 presenze suddivise per categorie turistiche (tabella F)
La tabella del dimensionamento adottato del “CARICO FINALE DELLA STRUTTURA ABITATIVA E ABITANTI INSEDIABILI “ (Tabella E) determina in 5.863 unità il numero massimo di presenze derivanti dal carico insediativo residenziale .
I valori provenienti dal carico residenziale sono stati sommati alle presenze turistiche occasionali per una IPOTESI DI CARICO URBANISTICO GLOBALE MASSIMO di 6.997 unità , arrotondate alle 7.000 unità (Tabella F) .
Per la verifica del “CARICO URBANISTICO ADOTTATO CON DOTAZIONE DI SERVIZI “ ( Tabella G ) il calcolo e’ stato effettuato suddividendo le presenze turistiche complessive in termini paritari tra le due unità urbanistiche di Borzonasca (N.3) e Montemoggio (N.8) .
I dati della domanda di servizi collettivi, con l’applicazione del parametro di standard determinato dal D.L. 2 aprile 1968 applicato nella misura di18 mq/ab , con le dotazioni esistenti e di previsione , suddivisi per le singole categorie di servizio , sono stati verificati per ciascuna Unita’ Urbanistica senza considerare gli incrementi superficiali applicabili secondo la norma del decreto per presenza di diverse aree di servizi all'interno delle zone omogenee A e B.
Il risultato a livello comunale conduce ad una notevole eccedenza delle dotazioni di standard ( mq.319.884 ) rispetto alle esigenze previste dalla Legge ( mq 108.846), con una articolazione diversa in relazione alle tipologie dei servizi previsti ,con un bilancio globale quindi pari a + 294 % del bisogno complessivo .
Infatti la dotazione di aree per i servizi civili e di culto e le aree per verde pubblico attrezzato si attestano su valori molto più elevati rispetto allo standard minimo (+ 426 % le prime e + 450% le seconde ) le aree per parcheggio si attestano su valori moderatamente più elevati rispetto allo standard previsto ( + 114%) mentre sono contabilmente inferiori al rapporto del decreto, le dotazioni scolastiche ( - 383 %),
Il caso delle dotazioni scolastiche merita alcune considerazioni aggiuntive.
E' ampiamente noto il sovradimensionamento operato dal Decreto, in materia di spazi per l'istruzione, rispetto alla struttura demografica della Liguria, in ragione della enorme differenza tra il peso che rivestono oggi, nella struttura della popolazione, le classi in età scolastica rispetto al dato medio nazionale risalente al 1968 che ha motivato la definizione del rapporto.
Inoltre nella individuazione del carico urbanistico sono stati compresi riferimenti alla presenza turistica che ovviamente non incide sulla richiesta scolastica locale.
Il dato anagrafico del censimento del 1991 raccolto individua in 185 i giovani compresi nell'età scolastica dell’obbligo tra i 5 e i 14-18 così ripartiti sotto ai 5 anni di età n.56 tra i 5 anni e i 9 anni n.63 tra i 10 e i 14 anni n.66 con una assenza sostanziale di esigenze rispetto alle strutture attualmente in attivita’ , pertanto si è mantenuto il polo scolastico del capoluogo , prevedendone sostanzialmente eventuali ampliamenti , da apportarsi all’edificio principale ; non si e’ ritenuto di mantenere il vincolo scolastico sulle strutture scolastiche delle frazioni gia’ ad oggi dismesse , e in alcuni casi già trasformate in strutture per anziani.
Vi è inoltre da considerare che tutte le dotazioni scolastiche esistenti ricadono all'interno della zona del capoluogo.
Diverso è il discorso sulle dotazioni di verde pubblico, attesa la rilevanza che tale dotazione abitualmente possiede in località interessate anche dalla domanda turistica.
Premesso che il Piano volutamente ha escluso l’apposizione di vincoli su aree non concretamente attuabili secondo il servizio previsto, evitando di raggiungere per vie non credibili un equilibrio esclusivamente numerico, deve considerarsi che circa la metà del carico urbanistico locale corrisponde a zone abitate collinari, ove il fabbisogno di verde genericamente attrezzato risulta minore, e dove invece, dal punto di vista dell’aggregazione sociale e del soddisfacimento dei bisogni connessi al tempo libero, particolarmente per le classi di età anziane .
A tale scopo si e’ cercato di individuare spazi di aggregazione all’interno di ogni singolo nucleo , ed e’ già stato compiuto dalla C.A. uno sforzo notevole per rendere autonomo il comune dal punto di vista dell’assistenza agli anziani dotandosi di una struttura autonoma in località Pratosopralacroce , ove è stata realizzata una struttura ristrutturando una vecchia scuola capace di accogliere circa 10-15 anziani .
Sono state individuate sul territorio dieci Unità Urbanistiche che si identificano per caratteristiche comuni di localizzazione delle infrastrutture e dei servizi in ragione delle principali frazioni del Comune ( Carta degli standards urbanistici ).
Per ciascuna Unita’ Urbanistica si e’ proceduto all’analisi dei singoli carichi urbanistici previsti dal PUC in ragione delle previsioni volumetriche insediabili .
Per ciascuna unita’ e’ stato inoltre definito il tetto urbanistico totale di nuova previsione edificatoria pari a mc 102.794 per un totale di 404 nuove abitazioni a cui vanno sommati i dati provenienti dal sistema urbanistico delle case sparse.
Includendo gli eventuali incrementi volumetrici sugli edifici esistenti e ipotizzando per le case sparse un incremento volumetrico percentuale stimato attorno al 20% dell’attuale, dl punto di vista puramente teorico si possono ipotizzare per tale zona 137 nuove abitazioni per un incremento di 616 nuovi vani. ( Tabella 2)
.
Dalle analisi compiute e dalle ricerche comparate effettuate emergono i seguenti dati che significativamente hanno condotto al suo dimensionamento.
La superficie territoriale complessiva del comune di Borzonasca ammonta a circa 80.04 Kmq para a circa 80.040.000 mq con una superficie coperta da abitazioni (dato analitico ) pari a circa mq. 241.244 .
Suddiviso il territorio in 10 unita’ urbanistiche ( Tabella 1 ) si individuano complessivamente 11.886 vani abitati con una popolazione al 1991 di 2145 unità.
Dalle analisi comparative effettuate, raffrontando la situazione catastale al 1971 e la carta tecnica del 1986 , si è rilevato come al 1971 la superficie coperta del comune amontava a circa mq. 164.106 con un incremento al 1986 di 77.138 mq di nuova superficie coperta.
Si è individuata in termini di superficie la zona di presidio ambientale e gli ambiti di produzione agricola in circa 10.000.000 di mq dei quali le aree antropizzate risultano ammontare a circa 5.408.320 mq .
Le zone a prato e pascolo ammontano a circa 9.655.050 mq ; le aree boscate a circa 58.466.780 mq ; l’ambito coltivato a circa 11.403.800 mq, le aree insediate a nuclei a circa 376.089 mq.
Pertanto si e’ individuata una superficie definita ambito di conservazione e riqualificazione di tipo non insediato pari a circa 1.226.190 mq zona nella quale sono ubicati gli interventi previsti dal P.U.C. e una zona del capoluogo di mq. 80.092 circa.
Si evidenziano di seguito le principali categorie urbanistiche con le relative percentuali sul totale del territorio :
area boscata 72%
prati e pascoli 12%
ambito rurale 14%
aree insediate a nucleo 0.49%
ambiti di intervento 1.5%
capoluogo 0.1%
Dalla verifica della Tabella I si evidenzia che i nuovi indirizzi del P.U.C. individuano sul territorio comunale una previsione di nuova volumetria (insistente sulle singole unità urbanistiche e sulle case sparse) pari a circa mc.137.882 per un totale di 541 nuove abitazioni e 2436 nuovi vani totali.
Il numero di vani teorici dai dati del censimento del 91 con l’aggiunta dei nuovi vani stimati ammonta a circa 14.122 per un totale di 3101 abitazioni .